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Rapporto tra Cavallo e Uomo nella Storia

Rapporto tra Cavallo e Uomo nella Storia

La storia del rapporto fra l’uomo e il cavallo ha radici antichissime e non è sbagliato affermare che, fra tutti gli animali che i nostri progenitori hanno addomesticato, esso è quello che ha segnato in maniera più decisa il lento ma inesorabile percorso evolutivo della razza umana.

Recentissime scoperte effettuate da studiosi e archeologi delle Università britanniche di Exeter e di Bristol, hanno dimostrato che le prime forme di addomesticazione vanno fatte risalire a circa 5.500 anni fa e sono geograficamente collocabili nella zona dell’attuale Kazakistan, sede all’epoca di popolazioni di cultura Botai.

Le origini dell’incontro dell’uomo e del cavallo e della sua successiva addomesticazione, pur non essendo ancora del tutto chiare, paiono doversi ricercare nella necessità avvertita da parte dei nostri antenati di un animale che fosse abbastanza docile da farsi cavalcare, unendo ad una poderosa resistenza fisica una innegabile agilità e facilità di corsa.

Il cavallo dimostrò sin da subito di essere in grado di soddisfare questa esigenza, risultando efficace non soltanto nella gestione delle greggi degli altri animali da allevamento quali ovini e caprini, ma soprattutto nell’addomesticazione di interi branchi di propri simili, altrimenti difficilmente controllabili.

Ben presto grazie alla sua capacità di sopperire e ampliare le capacità di corsa e resistenza dell’uomo, il cavallo ha trovato le più svariate applicazioni, in campo produttivo e militare.

Studio del Cavallo

Proprio perché dimostratosi estremamente mansueto e flessibile il cavallo nella cultura umana ha sempre occupato un posto di riguardo, meritandosi studi approfonditi e cure particolari.

Già nell’antichità venivano apprezzate e tenute in considerazione nella scelta del cavallo migliore caratteristiche tutt’ora valide: una testa che fosse al contempo piccola e leggera per facilitare il compito di chi lo guida, un petto molto largo, costole arrotondate, che ne slanciano la figura rendendolo anche più stabile.

Dal momento che non erano ancora state inventate adeguate tecniche di ferratura, la cura riservata agli zoccoli e agli arti inferiori in generale era estrema.

Sia i Greci che i Romani mostrarono particolare interesse nell’approfondimento dello studio del mondo equestre, come ben dimostrano le numerose opere dedicate all’argomento.

Il Cavallo in Guerra

Il cavallo trovava, presso questi popoli, grande applicazione in guerra e nel trasporto di merci, nonostante le difficoltà legate alla mancanza di evolute tecniche di sellatura e ferratura e all’assenza delle staffe, che rendevano la cavalcata decisamente instabile.

Fu solo grazie all’applicazione delle tecniche elaborate dai Celti che fu possibile sfruttare appieno le capacità muscolari e l’agilità del cavallo.

In questa fase si ebbe il graduale passaggio dalla cosiddetta cavalleria pesante – in cui cavalli robustissimi ma lenti sostenevano il peso enorme di cavalieri dotati di armature in ferro – alla cavalleria leggera, che affidava le sue possibilità di vittoria alla maggiore agilità e velocità del cavallo, debitamente addestrato per compiere operazioni militari.

 

Di pari passo con la graduale modificazione dei rapporti fra il cavallo e l’uomo, si andò sempre più affermando l’idea che l’equitazione fosse una vera e propria arte.

Al periodo rinascimentale risale la fondazione delle prime grandi scuole dedicate a tale nuova forma artistica, tra le quali spicca senza dubbio quella napoletana del nobile Pignatelli.

All’accresciuta attenzione dedicata al mondo equestre anche in campo manualistico – da citare i fondamentali trattati di metà Cinquecento scritti dal Grisone e dai suoi allievi – si accompagnò lo studio di nuove tecniche che tenevano in considerazione i sopravvenuti caratteri di leggerezza e agilità delle nuove razze equine che venivano create.

 

Se il campo militare continuava a costituire l’applicazione principale dell’uso del cavallo è da sottolineare che a partire dalla Rivoluzione francese la cavalleria, nonostante gli estremi tentativi compiuti dallo stesso Napoleone, andò incontro al suo ineluttabile declino dovuto al sempre più massiccio ricorso alle armi da fuoco e all’artiglieria pesante.

Un declino sancito definitivamente nel corso delle due guerre mondiali, che relegarono il cavallo a ruoli marginali nei vari teatri di guerra.

 

Oggi infine il fascino dell’equitazione viene riscoperto e vissuto come condivisione di momenti piacevoli e non certo come semplice sfruttamento.

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