onlygio – Cavalli.it https://www.cavalli.it Thu, 24 Oct 2019 21:51:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.7 Cavallino di Monterufoli https://www.cavalli.it/sport/trekking/cavallino-monterufoli Wed, 29 Oct 2014 17:32:54 +0000 http://www.cavalli.it/?p=576 Siamo in Toscana, nella provincia di Pisa. La Tenuta di Monterufoli regala il nome a questo simpatico cavallo dal carattere docile eppure vivace, ma anche obbediente e poco propenso a farsi viziare. Si adatta bene al contesto agreste e ama la vita di campagna all’aria aperta. Soddisfa le aspettative di chi vuole montarlo e ben ...

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Siamo in Toscana, nella provincia di Pisa.

La Tenuta di Monterufoli regala il nome a questo simpatico cavallo dal carattere docile eppure vivace, ma anche obbediente e poco propenso a farsi viziare.

Si adatta bene al contesto agreste e ama la vita di campagna all’aria aperta. Soddisfa le aspettative di chi vuole montarlo e ben si presta alla collaborazione con l’uomo. È certamente un animale rispettoso e intelligente.

 

Il cavallino di Monterufoli, forse difettosamente, spesso viene considerato come un amico meno importante del famoso cavallo puro Maremmano ma, come ben sa chi si occupa di animali o semplicemente chi se ne interessa, è un discorso che lascia il tempo che trova, perchè ogni cavallo ha attitudini a sè e adempie al suo ruolo in maniera indipendente.

Questo è il tipico cavallo pony da sella o da tiro leggero, infatti sono queste le due principali attività alle quali gli allevatori lo sottopongono negli sconfinati e verdissimi scenari della verde Toscana.

Il sui mantello è baio, scuro, dalle sfumature persistenti e brillanti. Alla luce del sole sembra quasi vellutato e il suo sguardo docile ispira simpatia soprattutto nei bambini che desiderano cavalcarlo.

Ha un garrese non eccessivamente pronunciato, ma nella media, i suoi arti sono robusti e gli appiombi regolari. Nell’insieme è un cavallo ben strutturato, dalle linee regolari ed equilibrate.

Ne avevi mai sentito parlare? Non ti è venuta voglia di fare la sua conoscenza? Continua a seguirci per scoprire il meraviglioso e straordinario mondo dei cavalli. Seguici qui sul sito o sui nostri principali canali social.

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Cavallo Murgese: Storia e Caratteristiche https://www.cavalli.it/razze_equine/italia/cavallo_murgese_storia_e_caratteristiche Tue, 19 Mar 2013 00:00:00 +0000 http://www.cavalli.it/wordpress/?p=96 Nel novero delle razze equine italiche più rappresentative e pure spicca il cavallo Murgese, ancora oggi insediato fra gli sterminati e secolari uliveti pugliesi e l’altopiano delle Murge, che costituisce il naturale elemento di confine fra la Puglia e la Basilicata. Le sue affascinanti origini si intrecciano allo splendore del regno di Federico II di ...

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Nel novero delle razze equine italiche più rappresentative e pure spicca il cavallo Murgese, ancora oggi insediato fra gli sterminati e secolari uliveti pugliesi e l’altopiano delle Murge, che costituisce il naturale elemento di confine fra la Puglia e la Basilicata.

Le sue affascinanti origini si intrecciano allo splendore del regno di Federico II di Svevia – al potere nel corso del XIII secolo –.

Questi, Imperatore del Sacro Romano Impero nel periodo che va dal 1212 al 1250, fortemente attratto dalla bellezza selvaggia e incontaminata del territorio pugliese, oltre che grande appassionato di cavalli, raccomandava agli scudieri al suo servizio che i propri cavalli destinati all’uso militare venissero condotti al pascolo proprio sugli accidentati e aridi altopiani pugliesi – presso i quali, secondo attendibili dati storici, aveva fatto costruire tre allevamenti –, al fine di irrobustirne gli arti e consolidarne le unghie.

Che l’Imperatore fosse un esperto cultore di cavalli lo dimostra anche il fatto che uno dei suoi più validi scudieri, tale Giordano Ruffo di Calabria, ci abbia tramandato, nel suo scritto De medicina aequorum, le tecniche di selezione e allevamento che regolavano in età federiciana il mondo equino.

Delle favorevoli condizioni climatiche della zona – particolarmente indicata per l’allevamento dei cavalli – si accorsero anche i Veneziani che, fra ‘400 e ‘500 insediarono nel territorio murgiano numerose scuderie finalizzate allo sviluppo di esemplari in grado di eccellere tanto nel campo militare quanto in quello agonistico.

Altri grandissimi cultori del cavallo Murgese furono, nel corso del XVI secolo, due esponenti della famiglia Acquaviva d’Aragona, il conte Andrea Matteo e suo figlio Giulio Antonio IV, che è possibile designare come fondatori del cavallo di Conversano, di importanza fondamentale per il successivo sviluppo evolutivo del cavallo Lipizzano.

L’interesse delle istituzioni agricole regionali venne ufficializzato fra il 1925 e il 1926 – data di apertura del Libro Genealogico della razza – quando il Ministero dell’Agricoltura, in stretta collaborazione con il “Regio Deposito di Stalloni” di Foggia – in seguito divenuto Istituto Regionale di Incremento Ippico, come è ancora oggi conosciuto – avviò la selezione della razza Murgese.

Sull’onda di questa iniziativa, dopo aver superato indenni le distruzioni causate dal secondo conflitto mondiale, nel 1948 un nutrito gruppo di allevatori del Murgese diedero vita all’Associazione Regionale Allevatori dell’Asino di Martina Franca e del Cavallo delle Murge, che raggiunse riconoscimento a livello nazionale nel 1990, quando il suo acronimo mutò in A.N.A.M.F.

Caratteristiche Fisiche del Cavallo delle Murge

È bene chiarire, per evitare fraintendimenti, che il moderno cavallo Murgese – nato approssimativamente nel secondo decennio del secolo scorso – ha ben poco a che fare con i primitivi esemplari di età federiciana e, successivamente, sviluppatisi sotto la dominazione spagnola nel Sud Italia a seguito degli incroci con Andalusi, Berberi, Lusitani e Arabi.

I Murgesi del ‘400 e del ‘500 erano esemplari noti per la loro massiccia ossatura e per gli arti robusti, adatti a percorrere gli aridi e accidentati rilievi pugliesi.

Il Murgese attuale è un cavallo da tiro leggero, la cui uniformità di razza non è ancora stata raggiunta, ma del quale si apprezzano la versatilità e soprattutto la capacità di produrre, se incrociato con stalloni Puro Sangue Inglese o mezzosangue di qualità riconosciuta, ottimi soggetti da sella.

Il Murgese, di altezza media al garrese compresa fra i 148 e i 164 cm., presenta solitamente mantello morello corvino lucente o quantomeno baio molto scuro, e tutti gli altri colori non sono ammissibili.

La presenza di marcature bianche comporta la mancata idoneità alla riproduzione, anche se è tollerata la presenza, nei rarissimi casi in cui tale caratteristica marcatura compaia, di una piccola stella sulla fronte.

La testa appare nella maggioranza dei casi leggera, pur presentando spesso una accentuata carnosità delle ganasce.

Possiede profilo rettilineo o, talvolta, montonino, che si conclude con narici ampie.

Gli occhi dolci e vivaci, distanziati fra loro e posizionati molto esternamente, esprimono sincerità, genuinità e buona indole.

Su di una fronte generalmente larga si innestano orecchie piccole e ben dirette.

Il collo è molto robusto, a base larga, con una criniera ricca e folta, leggermente arcuato e ben saldato alle spalle ben inclinate.

Il garrese assume spesso la tendenza a una eccessiva muscolosità, il che comporta una certa limitazione alla libertà del movimento, alla quale si cerca di porre rimedio limitando la lunghezza del dorso, in passato in alcuni esemplari risultata eccessiva.

La linea dorso-lombare è a volte leggermente insellata.

Le reni sono larghe e corte, la groppa si presenta lunga e larga, ben muscolata, e termina con una attaccatura bassa della coda, fornita di peli lunghi e abbondanti.

Il petto e il torace offrono una buonissima conformazione.

Gli arti, dritti e con ginocchia piccole, sono stati irrobustiti nel corso dei secoli dalla pratica dei suoli accidentati tipici della zona di allevamento, e presentano una buona ossatura e una altrettanto efficace muscolatura.

Gli avambracci hanno lunghezza media, mentre gli stinchi sono corti ed estremamente solidi, con misura variabile – a conferma del fatto che siamo di fronte ad una razza con caratteri ancora in via di definizione –.

Anche i garretti sono molto robusti, ma spesso sono falciati. I tendini sono ben delineati e compatti.

I piedi, di qualità eccezionale perché abituati ai percorsi accidentati della zona d’origine, si rivelano robustissimi e ben conformati, con un’unghia esemplare, resistente e di grande compattezza ma allo stesso tempo molto elastica.

Carattere ed Utilizzo del Cavallo Murgese

Cavallo docilissimo, precoce nell’utilizzo con la sella e finimenti, il Murgese trova larghissimo impiego, in virtù di queste sue caratteristiche, nel turismo equestre e nell’equitazione da campagna.

Oltre che ubbidiente, il cavallo Murgese rivela anche la spiccata propensione all’apprendimento dei più complicati esercizi dell’Alta Scuola e delle dinamiche alla base del salto degli ostacoli.

Fra le cavalcature più utilizzate dal Corpo Forestale dello Stato e spesso utilizzato negli spettacoli circensi, il Murgese è apprezzato per le sue doti di grande frugalità e rusticità, direttamente riconducibili al suo allevamento che avviene allo stato brado e, generalmente, senza riparo alcuno.

Annualmente le potenzialità degli stalloni più giovani vengono testate nell’ambito del Mercato Concorso del Cavallo delle Murge e dell’Asino di Martina Franca, che a partire dal 1956 – anno della prima edizione – si svolge nell’omonima cittadina pugliese durante il primo week-end di dicembre.

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Le Relazioni Sociali del Cavallo: Il Branco https://www.cavalli.it/il_cavallo/socializzazione/le_relazioni_sociali_del_cavallo_il_branco Fri, 17 Aug 2012 00:00:00 +0000 http://www.cavalli.it/wordpress/?p=90 Che il cavallo sia un animale da branco è risaputo. Tuttavia sono poche le persone che realmente comprendono cosa ciò significhi, e quali privazioni comporti per un cavallo l’essere isolato o separato dai suoi simili. Il Branco Il cavallo allo stato brado tende ad associarsi a suoi simili e a costituire branchi. La vita in ...

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Che il cavallo sia un animale da branco è risaputo.

Tuttavia sono poche le persone che realmente comprendono cosa ciò significhi, e quali privazioni comporti per un cavallo l’essere isolato o separato dai suoi simili.

Il Branco

Il cavallo allo stato brado tende ad associarsi a suoi simili e a costituire branchi.

La vita in branco comporta seguire precise regole di vita, che sono fondamentali per assicurare la sicurezza, la stabilità, e la sopravvivenza del branco stesso.

La piccola società che si crea all’interno di un branco non è assolutamente paritaria.

Esiste invece una ben precisa gerarchia sociale, con un leader, e dove i soggetti più grandi, forti, e anziani dominano gerarchicamente gli altri soggetti.

Le dinamiche sociali di un branco di cavalli sono molto simili a quelle umane.

Anche tra i cavalli, i puledri tendono a stare insieme tra di loro (al pari dei nostri teenager).

Come pure si sviluppano relazioni a due, molto simili alla nostra “amicizia”, che non sono assolutamente legate a motivazioni sessuali.

Relazioni Sociali Ben Definite

La gerarchia del branco si determina anche tramite scontri e conflitti.

Tuttavia, una volta stabilite le rispettive posizioni di forza, non è più necessario che queste prove di forza vengano costantemente ripetute.

All’interno del branco si generano quindi una serie di precisi rapporti di dominanza, anche molto complessi, che sono ben chiari a tutti gli appartenenti al branco.

Si genera quindi una sorta di società, di cui tutti conoscono le regole, che garantisce la stabilità e la coesione del branco, che in questo modo può dedicarsi alle sue attività , come alimentarsi e spostarsi verso nuovi pascoli o fonti d’acqua.

Il branco tende quindi a presentare un numero limitato di conflitti interni, a patto che goda di spazi adeguati, poiché la vicinanza troppo stretta di un soggetto dominato viene spesso percepita come una provocazione e messa in discussione della posizione di leadership.

Problematiche della Vita con l’Uomo

Con l’addomesticamento del cavallo si sono incrementati i conflitti tra i componenti di un branco.

Il motivo è presto spiegato: gli spazi ristretti, ed il cibo somministrato in spazi ancor più ristretti.

Se in una radura un cavallo subordinato brucherà a debita da un cavallo dominante, ciò non è possibile all’interno di un recinto, soprattutto se il cibo non è diffuso ma è all’interno di una sola mangiatoia.

Ecco come quindi anche in questo caso la responsabilità di eventuali litigiosità non sia assolutamente degli animali, quanto dell’uomo, che si ostina a non comprendere i normali meccanismi sociali del cavallo.

E si tratta di un punto nodale, che può fare la differenza tra un cavallo depresso o felice.

In un recinto si tende infatti a tenere separati soggetti che hanno mostrato litigiosità tra di loro.

Tuttavia si ignora come una litigiosità iniziale sia normale, e svanirà una volta stabiliti i rapporti di forza.

Oppure si ignora come la litigiosità potrebbe essere eliminata suddividendo il cibo tra diverse mangiatoie, tenute a debita distanza.

Può sembrare una cosa da poco, ma separare un animale nato per vivere in branco dai suoi simili gli provoca un enorme stress.

Con un minimo di attenzione è quindi possibile lasciar interagire liberamente i cavalli tra di loro (con i dovuto spazi), in modo che vivano felici secondo le regole con cui la natura li ha creati.

Spesso invece errori umani, e scarsa consapevolezza della natura equina, portano a cavalli che sono l’equivalente dei nostri carcerati, obbligati all’isolamento anche quando se ne potrebbe fare decisamente a meno.

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Coperte da Cavallo: Meglio Una in Più https://www.cavalli.it/equitazione/l_attrezzatura_per_l_equitazione/coperte_da_cavallo_meglio_una_in_piu Wed, 24 Aug 2011 00:00:00 +0000 http://www.cavalli.it/wordpress/?p=84 Le coperte sono un accessorio fondamentale per il cavallo e ne esistono di molteplici forme, fatture e pesantezza. Una tal varietà di prodotti rispecchia le mille funzioni delle coperte: tenere l’animale al caldo, mantenerlo pulito e asciutto, proteggerlo dalle intemperie, difenderlo dalle mosche, ecc. Non possiamo quindi sperare di cavarcela con l’acquisto di solo una ...

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Le coperte sono un accessorio fondamentale per il cavallo e ne esistono di molteplici forme, fatture e pesantezza.

Una tal varietà di prodotti rispecchia le mille funzioni delle coperte: tenere l’animale al caldo, mantenerlo pulito e asciutto, proteggerlo dalle intemperie, difenderlo dalle mosche, ecc.

Non possiamo quindi sperare di cavarcela con l’acquisto di solo una o due coperte, soprattutto poiché dovremo sempre averne una di riserva quando metteremo l’altra a lavare o a riparare.

Coperte da Cavallo Invernali

Ci sono razze di cavalli nate per il freddo, ma nel caso il nostro cavallo non appartenga ad una di queste, oppure se è stato tosato da poco, ecco che le coperte si riveleranno assai utili, se non del tutto necessarie.

Le coperte per portare il cavallo all’esterno durante i mesi freddi sono imbottite ed impermeabili.

E’ necessario verificare periodicamente che la parte esterna della coperta mantenga il livello originario di impermeabilizzazione, aiutandosi magari con specifiche cere vendute nei negozi specializzati.

Sotto la coperta invernale si tende sovente ad utilizzare una coperta estiva in cotone o altre fibre naturali.

Ciò consente di evitare irritazioni che potrebbero verificarsi col contatto tra pelle del cavallo e lana od altri materiali sintetici.

Un altro vantaggio sarà di sporcare molto meno la coperta pesante, che è lavabile con molta più difficoltà.

Coperte da Cavallo Estive

Le coperte estive hanno la funzione di coprire il cavallo nella stagione più calda e di proteggerlo dall’attacco di mosche ed insetti.

Per le coperte estive si tendono a preferire materiali naturali, come cotone, spugna di cotone, canapa, e lino.

Contro gli insetti possono funzionare anche apposite coperte di rete, che garantiscono buona traspirazione e protezione al tempo stesso.

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Postura in Sella https://www.cavalli.it/equitazione/le_basi/postura_in_sella Fri, 20 Aug 2010 00:00:00 +0000 http://www.cavalli.it/wordpress/?p=78 Il giusto assetto del cavaliere sulla sella è il requisito base per cavalcare efficacemente ed in sintonia con il cavallo. La corretta posizione in sella in ogni frangente certo non si impara in poche lezioni, ma vale la pena dedicarvi il tempo necessario, in quanto una posizione sbagliata sulla sella compromette l’equilibrio ideale di tutto ...

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Il giusto assetto del cavaliere sulla sella è il requisito base per cavalcare efficacemente ed in sintonia con il cavallo.

La corretta posizione in sella in ogni frangente certo non si impara in poche lezioni, ma vale la pena dedicarvi il tempo necessario, in quanto una posizione sbagliata sulla sella compromette l’equilibrio ideale di tutto l’insieme cavallo-cavaliere.

Assetto all’Inglese

La monta all’inglese è sicuramente lo stile più diffuso e praticato in equitazione.

L’assetto per la monta all’inglese prevede un cavaliere che mantenga una postura ben dritta sulla sella, in modo che una linea retta verticale immaginaria possa passare per orecchio, spalla, anca, e tallone del cavaliere.

La postura corretta per la monta all’inglese richiede anche:

  • Testa dritta e sguardo in avanti.
  • Schiena verticale, ma nel modo più naturale possibile, cioè senza irrigidimenti eccessivi.
  • Peso ben centrato tra parte destra e sinistra del corpo.
  • Spalle allineate e rilassate, non irrigidite.
  • Gomiti vicini al corpo, ma non a contatto con esso.
  • Ginocchia rivolte in avanti, e non all’infuori.
  • Parte più larga del piede che poggia sulla staffa.
  • Punta del piede rivolta in avanti, col tallone leggermente all’interno.

 

Mantenere la corretta postura in sella per tutto il tempo della lezione spesso risulta ai nuovi cavalieri difficoltoso.

I cavalieri più giovani possono faticare poiché non hanno la muscolatura del tutto sviluppata, mentre i cavalieri già maturi incontrano altre difficoltà.

La difficoltà più frequente sono le posture errate che si tengono durante tutta la giornata, magari davanti al computer.

E’ evidente come stando tutto il giorno curvi su una scrivania è abbastanza difficile d’incanto trasformarsi e mantenere una postura perfettamente verticale per tutta la cavalcata.

E’ da dire però che ci si deve in tutti i modi sforzare per mantenere il più possibile la postura corretta.

Con un buon allenamento e col tempo diventerà sempre più facile.

Ciò permette di cavalcare meglio, di gravare meno sul cavallo, ed anche di accusare un minor affaticamento muscolare.

Un valido aiuto può essere farci scattare delle fotografie mentre siamo in sella, magari sia ad inizio lezione che nelle fasi finali.

In questo modo saremo in grado di valutare oggettivamente la correttezza della nostra postura e gli errori che commettiamo via via che ci rilassiamo.

Gli Aiuti e l’Assetto

Gli aiuti sono segnali fisici che il cavaliere dà al cavallo per fargli comprendere che cosa si desidera che faccia.

Per poter comprendere i segnali del cavaliere, il cavallo viene appositamente e preventivamente addestrato.

L’addestramento prevede di impartire al cavallo uno stimolo fastidioso fino a che non esegua il comportamento richiesto.

Una volta che il cavallo comprende che cosa ci si aspetta da lui, tenderà ad eseguire immediatamente quanto richiesto, senza più dover sempre ricorrere allo stimolo fastidioso.

Un tipico aiuto da utilizzare a cavallo è proprio la pressione della gamba sul fianco dell’animale, che può ad esempio segnalare che si desidera svoltare.

Il cavallo ben addestrato capisce subito cosa significhi la leggera pressione della gamba sul suo fianco, ed esegue immediatamente quanto richiesto.

Ma per utilizzare gli aiuti il giusto assetto in sella è essenziale.

E non solo è importante per impartire gli aiuti di gamba, ma anche perché la stessa ripartizione dei pesi del corpo del cavaliere può essere un segnale sufficiente per far capire al cavallo cosa deve fare.

Pertanto un buon cavaliere, affiatato col suo cavallo, non avrà bisogno di far altro che spostare leggermente il peso del suo corpo per ottenere che il cavallo lo assecondi immediatamente nell’azione desiderata, come ad esempio svoltare a destra o a sinistra.

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Scegliere la Scuderia https://www.cavalli.it/cura_del_cavallo/scuderizzazione/scegliere_la_scuderia Thu, 22 Jul 2010 00:00:00 +0000 http://www.cavalli.it/wordpress/?p=72 Un passo fondamentale nell’avvicinamento al mondo equestre è senza dubbio la ricerca e la scelta della scuderia che ospiterà il nostro cavallo. Scegliere la giusta scuderia è la base da cui discenderà con tutta probabilità un cavallo felice ed in salute. Per quanti volessero accudire in prima persona il neo arrivato occorre specificare che una ...

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Un passo fondamentale nell’avvicinamento al mondo equestre è senza dubbio la ricerca e la scelta della scuderia che ospiterà il nostro cavallo.

Scegliere la giusta scuderia è la base da cui discenderà con tutta probabilità un cavallo felice ed in salute.

Per quanti volessero accudire in prima persona il neo arrivato occorre specificare che una scelta di questo tipo comporta una necessaria dote di esperienza o, in caso contrario, la possibilità di avere alle proprie dipendenze una persona di accertata professionalità che seguirà in cavallo in maniera sempre puntuale.

Caratteristiche del Box

Il box dove sarà alloggiato il cavallo dovrà possibilmente avere la misura di almeno quattro metri di larghezza per quattro metri di lunghezza.

Lo spazio deve essere quindi sufficiente per permettere al cavallo di muoversi e di coricarsi agevolmente.

Inoltre è importante che il pavimento del box sia concepito con una leggera pendenza per permettere ai liquami di scorrere in una canaletta collegata alle condotte fognarie, che il soffitto non risulti troppo basso, che la porta rispetti la dimensione minima di un metro di larghezza, e che le finestre siano poste ad un’altezza non raggiungibile dal proprio cavallo o che quantomeno siano costruite con materiali antirottura per evitare ferite da taglio.

Il box potrà ritenersi sufficientemente attrezzato se si potrà disporre di un abbeveratoio dotato di valvola di riempimento, di una mangiatoia fissata a circa ottanta cm da terra e di una coppia di anelli in ferro del diametro di circa dieci cm alle pareti, per legare il cavallo qualora ce ne fosse bisogno.

Quando lo spazio, e soprattutto il budget, lo permettono è sempre consigliabile optare per un box che abbia un’apertura su un paddock all’aperto, riservato al nostro cavallo.

In questo modo il cavallo ha la possibilità a suo piacimento di uscire all’aperto a farsi una sgroppata, e di socializzare con gli animali vicini.

Per quanto riguarda la lettiera, attualmente esistono due possibilità: quella tradizionale composta di paglia di grano e l’innovazione relativamente recente rappresentata dall’uso di trucioli di legno, carta, torba, o lolla di riso.

A prescindere dal materiale scelto, la lettiera dovrà essere quotidianamente ripulita, rimuovendo il letame, e ripristinata.

Periodicamente è poi consigliabile procedere ad un’accurata pulizia e disinfezione del box: dall’attenzione riservata alla sanificazione del luogo in cui il cavallo trascorre la maggior parte del proprio tempo dipende la possibilità di scongiurare la maggior parte delle infezioni agli arti inferiori.

Scelta della Struttura

Chi sceglie la soluzione del ricovero presso una struttura organizzata deve tenere in considerazione le proprie esigenze in relazione all’attività sportiva prevalente del circolo: esistono, infatti, i centri in cui si pratica il turismo equestre e quelli in cui l’attività prevalente è l’agonismo.

E’ inopportuno scegliere un centro con forte vocazione per le corse dei cavalli se la nostra passione sono le passeggiate: finiremmo per sentirci spesso a disagio e fuori dal gruppo.

Quando si opta per una struttura le regole fondamentali da seguire sono essenzialmente due: rispettare gli orari di accesso ed i materiali che ci vengono messi a disposizione; al momento della sottoscrizione chiarire subito, ed anche in maniera formale, tutte le prestazioni che verranno fornite al nostro cavallo.

Solitamente i servizi offerti al cavallo dovrebbero essere:

  • Assegnazione di un box con i giusti requisiti.
  • Somministrazione di foraggi di qualità.
  • Disponibilità delle strutture presenti nel centro per l’esercizio dell’attività equestre.
  • Pulizia quotidiana del cavallo.
  • Operazioni di insellaggio e dissellaggio.

 

È inoltre possibile scegliere anche la formula della pensione all’inglese che permetterà al neofita di conoscere meglio il proprio cavallo, perché non prevede le operazioni di pulizia del cavallo e di sellatura.

Ciò che la pensione all’inglese offre è dunque semplicemente il pasto e la pulizia del box.

È chiaro che chi propende per questa scelta dovrà tener conto del fatto che il cavallo dipenderà totalmente dal suo proprietario e che sarà necessario avere, di conseguenza, molto tempo a disposizione.

E’ sconsigliabile, infine, almeno per i nuovi appassionati, ricorrere all’ospitalità offerta nelle loro tenute da alcuni sedicenti esperti non ben conosciuti, vi è il rischio di trovare persone che tendono a lucrare sulla passione equestre, a scapito del cavallo e del suo proprietario.

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Vista Equina https://www.cavalli.it/il_cavallo/5_sensi/vista_equina Sun, 18 Jul 2010 00:00:00 +0000 http://www.cavalli.it/wordpress/?p=66 Il cavallo è dotato di occhi di circa 6,5 per 5 cm, tra i più grandi fra i mammiferi terrestri. Ciò nonostante, questo elemento non è fondamentale per comprendere la qualità della vista dei cavalli. In passato si è provato ad ipotizzare come possa vedere il cavallo basandosi sull’anatomia dell’occhio, ma con risultati spesso fuorvianti. ...

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Il cavallo è dotato di occhi di circa 6,5 per 5 cm, tra i più grandi fra i mammiferi terrestri.

Ciò nonostante, questo elemento non è fondamentale per comprendere la qualità della vista dei cavalli.

In passato si è provato ad ipotizzare come possa vedere il cavallo basandosi sull’anatomia dell’occhio, ma con risultati spesso fuorvianti.

Solo studi più recenti, basati su test specifici, hanno condotto a capire come il cavallo realmente veda.

Una delle caratteristiche più importanti nella vista del cavallo è un’ottima capacità visiva notturna.

Ciò è dovuto, come per cani e gatti, alla presenza di un tappeto lucido che riflette la luce sulla retina.

Ciò permette di massimizzare qualsiasi piccola fonte di luce, con grandi vantaggi nello sfuggire agli attacchi dei predatori notturni.

La capacità di sfuggire ai predatori ha determinato anche una grande sensibilità del cavallo nello scorgere gli oggetti in movimento ai limiti del suo campo visivo.

Un oggetto che si muova rapidamente e sbuchi alle spalle di un cavallo viene quindi ben percepito dall’occhio equino.

Ampiezza del Campo Visivo

Per quanto riguarda l’ampiezza del campo visivo i cavalli sono dei veri primatisti, infatti sul piano orizzontale hanno un campo visivo ampio quasi 360 gradi.

L’unico punto cieco è situato posteriormente ed è ampio solo 5 gradi circa.

Ciò permette di avere un ottimo controllo su tutto quanto accade intorno a loro.

E’ da dire però che la maggior parte di questo campo visivo è coperto da un occhio solo, e unicamente nella zona davanti al muso il cavallo riesce a vedere contemporaneamente con tutti e due gli occhi.

Questa caratteristica determina che il cavallo non eccella nel valutare le distanze, in quanto la vista binoculare, che assicura l’ottimale percezione tridimensionale, è limitata.

Visione a Distanza

Per quanto riguarda la visione a distanza il cavallo riesce a vedere molto più lontano rispetto all’uomo, a scapito però di una peggiore vista degli oggetti vicini.

Pertanto se vogliamo far apprezzare al cavallo i dettagli di qualche oggetto è bene che gli permettiamo di guardarlo ad una sufficiente distanza dal muso.

Percezione dei Colori

La percezione dei colori nel cavallo è abbastanza limitata.

Il cavallo distingue i colori, ma in modo molto ristretto.

Spesso si pensa che il cavallo abbia buona capacità nel distinguere i colori, ma ciò è determinato dal fatto che distingue la diversa luminosità con cui colori e superfici diverse riflettono la luce.

Quello che è certo è che il cavallo ha la capacità di distinguere il colore blu ed il rosso, mentre sugli altri colori il dibattito è ancora aperto.

Applicazioni Pratiche

Conoscere come veda il cavallo può sembrare sull’immediato superfluo, ma al buon cavaliere non sfugge come conoscere anche questi piccoli elementi possa davvero fare la differenza.

Ad esempio ciò permette di capire perché sia sconsigliato apparire d’improvviso alle spalle di un cavallo.

L’animale infatti ha una grande sensibilità al movimento ai limiti del suo campo visivo, e rischia di impaurirsi e di tentare la fuga.

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Doma Dolce https://www.cavalli.it/sport/sport_equestri/doma_dolce Sun, 13 Jun 2010 00:00:00 +0000 http://www.cavalli.it/wordpress/?p=60 La doma tradizionale è una tecnica utilizzata da millenni per rendere il cavallo remissivo ai comandi ed alle imposizioni dell’uomo. Si tratta di una tecnica basata su premi e punizioni, con molte varianti. In particolar modo il livello di forza delle punizioni è molto variabile e, soprattutto in passato, si poteva arrivare a vera e ...

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La doma tradizionale è una tecnica utilizzata da millenni per rendere il cavallo remissivo ai comandi ed alle imposizioni dell’uomo.

Si tratta di una tecnica basata su premi e punizioni, con molte varianti.

In particolar modo il livello di forza delle punizioni è molto variabile e, soprattutto in passato, si poteva arrivare a vera e propria violenza – purtroppo non del tutto scomparsa –.

La procedura della doma tradizionale può essere molto varia.

Solitamente si procede con l’isolamento del cavallo dal branco, che viene poi chiuso in un box dallo spazio limitato in modo che non possa fuggire.

Già questa prima parte della procedura crea forte tensione nel cavallo che ha paura e non può mettere in atto la sua risposta naturale, cioè la fuga.

Le fasi successive prevedono poi l’imposizione progressiva dei finimenti, ai quali il cavallo si ribella ma è costretto progressivamente ad abituarsi per forza di cose.

Doma Etologica

In tempi più recenti si è sviluppata, e progressivamente diffusa, una tecnica alternativa: la “doma dolce”, conosciuta anche come “doma gentile” o “doma etologica”.

Le varianti sono numerose anche nel caso della doma dolce, ma il comune denominatore è il tentare di comunicare col cavallo, rispettandone i suoi tempi ed i suoi meccanismi d’apprendimento.

La doma gentile non vuole certo far passare il concetto che il cavallo sia felice di indossare i finimenti e di portare a spasso un suo antico predatore sulla schiena.

La doma dolce vuole però dimostrare come imparando a comunicare col cavallo in maniera per lui comprensibile si arrivino ad ottenere ottimi risultati senza alcun ricorso alla violenza.

Meccanismo alla Base

Alla base della doma dolce c’è lo sfruttare la naturale tendenza alla gregarietà del cavallo.

Il cavallo infatti è portato a vivere in branco e a riconoscere un ruolo di guida allo stallone dominante.

L’uomo attraverso la doma gentile tende a farsi riconoscere il ruolo di guida, di capobranco.

Una volta compiuta questa accettazione, il cavallo sarà naturalmente incline a seguire ogni indicazione proveniente dall’uomo.

Procedura

Esistono numerose tecniche di doma dolce, ognuna con nomi specifici.

Tuttavia il meccanismo alla base è sempre lo stesso: cercare di creare un rapporto di dominanza riconosciuta dal cavallo, come avviene in natura col capobranco.

Ad inizio doma si procede a lasciare il cavallo libero in un tondino del diametro di circa 15 metri (il tondino altro non è che un recinto tondeggiante all’aperto).

Tuttora che il cavallo si è ambientato, è il momento di farci riconoscere come una sorta di capobranco.

Poiché la posizione centrale in un branco è quella tenuta dallo stallone dominante, il domatore entra deciso e si posiziona fermo al centro del tondino.

Il cavallo è probabile che inizi a giare intorno all’uomo alla massima distanza possibile, poiché non può fuggire.

L’uomo incentiva questo comportamento aprendo le braccia per stimolare il cavallo.

Si cercherà poi, spostandosi leggermente, di far girare il cavallo in un senso e poi nell’altro.

Dopo diversi minuti questa attività, è venuto il momento di far capire al cavallo che non siamo un pericolo o un predatore.

Ci si fermerà sempre al centro del tondino e si starà fermi con piglio deciso.

Si lascerà che il cavallo tenti un avvicinamento progressivo, rispettando i suoi tempi, in modo da capire che di noi non deve avere paura, che non siamo un pericolo.

Quanto illustrato è solo la prima fase della doma dolce, ma è qui che si cerca di instaurare quella fondamentale relazione di gregarietà che porta il cavallo a seguire naturalmente le indicazioni dell’uomo.

Vantaggi della Doma Dolce

I risultati in termini di obbedienza sono grosso modo i medesimi sia in caso di doma tradizionale sia in caso di doma dolce.

Il vantaggio della doma dolce è che il cavallo viene meno traumatizzato dalla procedura.

Con la doma dolce si arriva attraverso un progressivo percorso a portare il cavallo ad obbedire all’uomo, non viene semplicemente fiaccata la sua volontà senza alternative.

Il risultato della doma dolce sono cavalli che hanno una maggior fiducia nell’uomo e una maggiore curiosità verso ciò che non conoscono.

Senza trascurare la cosa più importante: il cavallo domato in maniera dolce subisce uno stress notevolmente inferiore a quello della doma tradizionale, a tutto vantaggio del suo benessere psicofisico.

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Trasporto e Performance Sportive https://www.cavalli.it/sport/sport_equestri/trasporto_e_performance_sportive Sat, 12 Jun 2010 00:00:00 +0000 http://www.cavalli.it/wordpress/?p=54 Il cavallo atleta molto spesso viene trasportato per prendere parte a manifestazioni sportive competitive anche molto importanti. Ecco che quindi è importante riuscire a stabilire quanto il trasporto abbia effetti negativi sulle performance sportive di un cavallo. E’ sufficiente immedesimarsi per un attimo in un cavallo per capire come il trasporto in ogni caso generi ...

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Il cavallo atleta molto spesso viene trasportato per prendere parte a manifestazioni sportive competitive anche molto importanti.

Ecco che quindi è importante riuscire a stabilire quanto il trasporto abbia effetti negativi sulle performance sportive di un cavallo.

E’ sufficiente immedesimarsi per un attimo in un cavallo per capire come il trasporto in ogni caso generi un affaticamento.

Infatti il cavallo, per quanto ben addestrato, è un animale neofobico che quindi mal sopporta condizioni nuove, e posti nuovi.

A ciò si deve aggiungere che durante un viaggio il cavallo è comunque sottoposto a continui sforzi muscolari per ritrovare il corretto equilibrio a seguito di accelerazioni, frenate, e curve.

Variabilità da Soggetto a Soggetto

L’evidenza empirica è che il trasporto su alcuni cavalli sembra avere effetti nulli sul tempo sul giro, mentre su altri soggetti il gap comincia ad essere molto importante.

In media quello che si può affermare è che trasporti di breve/brevissima durata su soggetti avvezzi ai trasferimenti non generano un significativo peggioramento delle prestazioni sportive.

Mentre trasporti di lunga durata, dalle 4 ore in su, iniziano ad avere effetti sulle capacità atletiche dei cavalli.

Ma non esiste una regola valida per ogni animale.

Sebbene ogni cavallo mal sopporti il trasporto, vi sono animali le cui performance atletiche rimangono inalterate anche dopo lunghi trasferimenti.

Ciò non vuol dire che il cavallo non abbia comunque sofferto del trasporto, ma solo che ciò non ha condizionato le sue performance sportive.

Il paragone con l’uomo anche in questo caso permette di avere una fotografia più chiara della situazione.

Vi sono persone che soffrono il mal d’auto, come pure persone che accusano molto il jet-lag, mentre altre sembrano non soffrirne per niente.

Così è per i cavalli, vi sono soggetti che soffrono molto il trasporto, ed altri che quasi sembra che non ne avvertano le conseguenze.

Certo è che 10 ore viaggio stancano ogni uomo, così come 10 ore di viaggio stancano ogni cavallo.

Necessità di Riposo

Il viaggio, per un cavallo, è sia uno stress che un affaticamento.

Pertanto il cavallo al termine del viaggio, prima di prendere parte ad una competizione sportiva, avrà necessità di riposare.

Il riposo è necessario prima di tutto per ambientarsi, cioè per prendere confidenza con i nuovi luoghi, i nuovi odori, ed i nuovi rumori.

Il riposo inoltre è necessario per reintegrare le energie spese durante il trasporto.

Infatti come sappiamo tutte le contrazioni muscolari del cavallo per mantenere l’equilibrio consumano energie, che vanno reintegrate.

Infine il riposo è necessario per permettere al cavallo di bere.

Durante il trasporto infatti il cavallo tende a non bere, con rischio di disidratazione.

Non appena finito il trasporto sarà bene quindi far fare un giro al cavallo per permettergli di prendere confidenza con l’ambiente circostante.

Poi andrà predisposto un ambiente confortevole con a disposizione acqua e cibo in quantità.

Solo dopo un meritato riposo il cavallo sarà in condizione di prendere parte alle competizioni.

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Trasporto del Cavallo https://www.cavalli.it/sport/sport_equestri/trasporto_del_cavallo Tue, 08 Jun 2010 00:00:00 +0000 http://www.cavalli.it/wordpress/?p=48 Il trasporto dei cavalli è tanto antico quanto la loro stessa origine. Abbiamo infatti traccia di come già i cavalli degli antichi egizi fossero trasportati su imbarcazioni lungo il Nilo. Allora come oggi, però, il trasporto del cavallo è un’attività tutt’altro che semplice. Motivazioni del Trasporto Senza dubbio una delle motivazioni che all’origine spinse le ...

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Il trasporto dei cavalli è tanto antico quanto la loro stessa origine.

Abbiamo infatti traccia di come già i cavalli degli antichi egizi fossero trasportati su imbarcazioni lungo il Nilo.

Allora come oggi, però, il trasporto del cavallo è un’attività tutt’altro che semplice.

Motivazioni del Trasporto

Senza dubbio una delle motivazioni che all’origine spinse le popolazioni al trasporto dei cavalli è che l’allevamento e l’addestramento di un cavallo sono operazioni molto complesse, lunghe, e senza un risultato standardizzato.

Si preferiva quindi trasportare i propri cavalli, consapevoli della difficoltà di trovare nei vari luoghi cavalli adatti alle operazioni richieste.

Un secondo motivo per trasportare cavalli da un luogo all’altro è quello commerciale.

Un cavallo ben addestrato, essendo un bene molto pregiato, permette di sopportare costi di trasporto notevoli per la sua vendita al miglior acquirente.

Il vero volano che però nel corso della storia fece diffondere la pratica del trasporto dei cavalli fu senza dubbio la guerra.

Il cavallo da guerra, come i soldati, sopportava infatti lunghi trasporti verso i luoghi di battaglia di tutto il mondo conosciuto.

Oggi, invece, le motivazioni principali per il trasporto dei cavalli sono competizioni sportive, eventi, macellazione, addestramento, commercializzazione, e infine riproduzione.

Mezzi di Trasporto

Il trasporto su imbarcazioni, via fiume o via mare, fu il principale mezzo per trasferire cavalli per grandi tragitti fino alla comparsa della ferrovia e dei motori a scoppio.

Basti pensare ai conquistadores che reintrodussero il cavallo nelle Americhe, attraversando un intero oceano.

Da metà del 1800 il cavallo iniziò ad essere trasportato via ferrovia, invece dai primi anni del 1900 comparvero veicoli motorizzati pensati per il trasporto via terra dei cavalli, ed infine di trasporti aerei se ne ha traccia solo dopo la prima guerra mondiale.

La forma di trasporto oggi più diffusa è senza dubbio quella su gomma, poiché è anche quella che meglio si adatta per flessibilità alle esigenze dell’animale.

Su altri mezzi di trasporto come il treno infatti non ci si riesce a fermare in caso di nervosismo del cavallo o di piccole emergenze.

Utilizzando un trailer o un van si riesce invece a frazionare i lunghi viaggi in più parti e a modificare le fermate in funzione della tranquillità degli animali a bordo.

Paura del Trasporto

Se si conosce bene il comportamento equino si può facilmente comprendere quale difficoltà il cavallo affronti in un trasporto.

Il cavallo è un animale cosiddetto “neofobico”, cioè che ha paura delle cose nuove.

Quindi i primi trasporti comporteranno un grande affaticamento per l’animale, per il solo motivo di essere esperienze nuove.

Basta mettersi nei panni di un cavallo, animale da fuga e timoroso per natura, per capire quante difficoltà incontri in un trasporto.

Prima di tutto l’aspetta un van buio, di cui si ignorano gli eventuali pericoli, e per salirvi si deve affrontare una rampa la cui stabilità non è certa, in considerazione dello strano rumore che emette.

Una volta entrato lo aspettano un terreno nuovo e durante il viaggio continui scossoni, odori nuovi, rumori sconosciuti anche molto forti, sempre senza poter capire ciò che accade.

Certamente un cavallo ben addestrato imparerà che non ha nulla di grave da temere durante un trasporto, ma è ben facile comprendere come un’attività contro la stessa natura del cavallo non sarà mai svolta in modo completamente rilassato.

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