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La Monta Naturale

La Monta Naturale

L’equitazione delle origini era destinata esclusivamente alle operazioni militari e al divertimento dei più ricchi.

Il suo aspetto maggiormente stimolante, visto che veniva praticata in campagna, era costituito dalla presenza di ostacoli naturali, il cui superamento contribuiva ad accrescere il valore economico dei vari esemplari.

Da qui prende avvio l’organizzazione di primi e ancora rudimentali concorsi ippici, agli albori semplici riunioni di appassionati che, all’interno di uno spazio recintato, provavano a riprodurre gli ostacoli incontrati durante le battute di caccia in aperta campagna.

Uno spettacolo che ben presto attirò l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso ed entusiasta, per il divertimento del quale vennero studiati sempre nuovi ostacoli.

Fra gli aspetti che rendono molto distanti fra loro i concorsi ippici attuali da quelli dell’epoca pioneristica vi sono sicuramente le diverse modalità di monta che, in rispetto dei precetti dell’equitazione di scuola, prevedevano che il cavaliere, a gambe distese, non si curasse minimamente di alleggerire il carico sulle reni del cavallo, letteralmente scaraventato contro gli ostacoli a forza di speronate e utilizzando morsi rigidissimi.

Questo implicava che gli ostacoli fossero molto più bassi di quelli attuali e che il cavallo, poco coinvolto emotivamente dal clima agonistico, risultasse piuttosto terrorizzato dal durissimo trattamento riservatogli.

Equitazione Moderna

Per ovviare ai problemi dovuti ad un tipo di monta a dir poco inadeguato bisognerà attendere Federico Caprilli, acuto osservatore del mondo equestre, e l’elaborazione della sua teoria della monta “naturale".

La grande novità introdotta da questa teoria riguarda la maggiore libertà concessa al cavallo, con il cavaliere pronto ad assecondarne il più possibile i movimenti.

Le performance di salto del cavallo ne risultano nettamente migliorate. Ora è il cavaliere ad assecondare quelli che sono i naturali movimenti del cavallo, non viceversa.

Dopo l’iniziale reticenza dimostrata nell’accettare le nuove teorie, le idee di Caprilli trovarono pieno appoggio fino ad essere applicate in tutto il mondo, nonostante la sua prematura scomparsa avvenuta nel dicembre del 1907.

Il sempre crescente successo di pubblico fatto registrare dai concorsi ippici convinse ben presto gli organizzatori a modificare le dimensioni del campo di gara ed il numero e la complessità degli ostacoli.

Il cavallo, che trovava sempre meno spazio in campo militare, viene ora preparato ad affrontare cambi di direzione sempre più rapidi ed impegnativi.

Questo momento segna la nascita della nuova equitazione che, mantenendo validi i precetti di Caprilli nel superamento degli ostacoli, prevede l’applicazione delle tecniche di preparazione atletica del cavallo secondo i dettami dell’equitazione di scuola.

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