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Gli Attacchi

Gli Attacchi

Per attacchi in gergo equestre si intendono carri, carrozze, e tutti gli altri mezzi ed attrezzi che vengono trainati da cavalli.

Anche se ormai destinato ad un ristretto pubblico di appassionati ed estimatori, quello degli attacchi è un ramo delle competizioni equestri che dà vita ad entusiasmanti spettacoli.

Identificati dal numero di esemplari che ne fanno parte, i vari attacchi si distinguono in singoli, pariglie, tiri a quattro, oltre ad altre numerose combinazioni specifiche di luoghi particolari e culture tradizionali, quali ad esempio il tandem, la Troika – di chiara origine russa, composta da tre cavalli disposti l’uno accanto all’altro –, la quadriga – o quattro in parallelo, utilizzata ancora oggi in alcune regioni svizzere –, il tiro della Regina – tre pariglie, una davanti all’altra –.

Le competizioni agonistiche di attacchi sono di tre tipi: i driving trials, i private driving classes, il recreational driving.

Finimenti per Attacchi

I finimenti per i cavalli da attacchi si dividono in due grandi categorie, quelli a pettorale e a collare, con gli elementi della testiera in ogni caso identici.

Per quanto riguarda il finimento a pettorale, sul petto e sul collo del cavallo vengono posti: il pettorale – cinghia in cuoio, imbottita per evitare lesioni alla pelle dovute allo sfregamento, di dimensioni proporzionate al carico da trainare – e il “sovraccollo”, collegato al pettorale da due fasce che prendono il nome di “tirelle”.

Le redini passano attraverso due anelli, detti “chiavi” alloggiati sul sellino.

Sul dorso e sui quarti posteriori sono invece dislocati lo stesso sellino – larga fascia in cuoio, con fibbie ed elementi per la regolazione, dotata anche degli anelli attraverso i quali scorrono le redini e dei portastanghe –, il sottopancia – che consente al sellino di restare saldamente ancorato al corpo del cavallo –, la braga – la cinghia che cinge i posteriori del cavallo –, il porta braga – disposta sul dorso, ha la funzione di tenere ancorata la braga stessa –, infine le corregge – cinghie in cuoio che, essendo regolabili, consentono alla braga di essere sempre all’altezza giusta –.

Per l’attacco di tipo singolo le redini utilizzate sono due, una per lato, lunghe ognuna circa 4,5 mt.

L’asola, presente alla fine della redine sinistra, permette al conducente di introdurvi il dito mignolo.

Il “fiocco” invece è la parte in cui le redini si uniscono.

Risulta comunque di fondamentale importanza, soprattutto in caso di necessità ed estremo pericolo, che i ganci attraverso i quali i cavalli sono uniti alla carrozza risultino velocemente sganciabili.

La testiera è costituita dal sovracapo, dal frontale, dal sottogola, dai montanti, dalla nasiera, dalla forcella e dai paraocchi – che distolgono la vista del cavallo da elementi che, apparendo all’improvviso al suo fianco, potrebbero innervosirlo –.

Anche per i cavalli da attacchi le imboccature possono essere morsi o filetti: i primi sono più severi, i secondi lo sono molto meno.

Fra i tipi di morso maggiormente utilizzati ci sono il Liverpool – dotato di due o tre punti di attacco con le redini, il che consente un maggiore controllo sul cavallo – e il Buxton – preferita nei tiri a quattro, nei tandem e nelle pariglie.

L’operazione di bardatura, cioè di vestizione del cavallo con gli elementi appena considerati, precede quella di attacco alla carrozza, tramite i portastanghe e le tirelle.

Per prolungare la durata media dei finimenti occorre mantenerli puliti e trattarli con speciali prodotti che nutrono il cuoio e riporli su speciali supporti – molto simili a dei normali attaccapanni – che permettono loro di mantenere la loro forma originaria.

Guidare un Mezzo Trainato da un Cavallo

Per fare in modo che i principianti possano apprendere le tecniche di guida dei mezzi trainati da cavalli si ricorre ad un simulatore di guida.

Per quanto riguarda le redini, esistono vari tipi di posizione a seconda dell’esigenza del momento specifico.

La posizione base – utilizzata per salire, scendere e nei momenti in cui si sta fermi – prevede che le redini stiano nella mano sinistra – quella di sinistra sull’indice, la destra tra dito medio e anulare –.

Le braccia sono molto vicine al busto e le mani si mantengono in posizione frontale.

Durante l’esecuzione delle manovre si ricorre alla posizione di lavoro o di “quadrato aperto”.

Le mani sono distanziate di circa 40 cm, con il dorso verso l’alto.

Partendo dalla posizione base, per passare a quella di lavoro il palmo della destra passa davanti alla mano sinistra e lo si inserisce fra le redini.

Infine esiste la posizione di aiuto, che viene utilizzata solo in casi particolari e consente di regolare la lunghezza delle redini (ad esempio tirandole verso di sè) o di far riposare le dita della mano sinistra.

Per richiedere al cavallo un rallentamento le redini vanno accorciate con un movimento leggero (si tirano le redini) e le mani passano dalla posizione di lavoro a quella di aiuto, mentre per fermarsi le redini tornano in posizione di lavoro e il cavallo viene trattenuto portando contemporaneamente indietro le mani.

Al contrario, per partire le redini sono in posizione di lavoro per poi venire lentamente rilasciate, dando anche un comando vocale.

Utile è anche il ricorso alla frusta, da usare comunque con grande moderazione, soprattutto nell’impartire il segnale di partenza, per richiedere il cambio di andatura, riunire il cavallo e per richiamarlo all’ordine.

Per svoltare è invece necessario cedere la redine opposta a quella della direzione che si vuole intraprendere, trattenendo allo stesso tempo l’altra redine.

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Informatico, idealista, curioso

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