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Sanfratellano

Sanfratellano

Razza simbolo di una terra, la Sicilia, straordinario crocevia di culture e popoli differenti, il Sanfratellano è il prodotto di una selezione totalmente naturale imposta dai luoghi in cui questo cavallo è nato.

Le origini storiche della razza sono talmente antiche da intrecciarsi con la leggenda.

Le peculiarità geografiche della Sicilia – isola e per questo separata dalle altre terre circostanti – consentono in ogni caso di tracciare una linea evolutiva abbastanza attendibile, che è possibile far risalire fino agli inizi dell’VIII secolo quando i Saraceni, giunti dal Nord Africa e fra i più esperti allevatori dell’epoca, intervennero sulla razza equina di San Fratello – in passato conosciuta con la denominazione di San Fidelfo, in provincia di Messina – prodotto a sua volta di scambi conseguenti alle precedenti dominazioni di greci, cartaginesi, romani, vandali, goti e bizantini.

Di un altro decisivo tassello nella definizione del puzzle genetico alla base della razza si fecero portatori i Normanni, insediatisi a San Fratello nel corso del XI secolo.

La tradizione ci tramanda che la contessa Adelasia di Monferrato, terza moglie di Ruggero II, nel 1090 condusse in dote circa 200 giumente Normanne.

Alla morte del marito, la stessa Adelasia, divenuta reggente del Regno di Sicilia e Puglia, decise di stabilire l’allevamento dei suoi esemplari sulle pendici dei Monti Nebrodi, nel messinese, dove ancora oggi i Sanfratellani vivono allo stato brado.

Un ulteriore incrocio con 500 cavalli iberici – portati in dono da Costanza d’Aragona, unitasi in matrimonio con Federico II di Svevia nell’agosto del 1209 a Palermo – permise un miglioramento progressivo della razza, introdotta anche nei territori più impervi dell’entroterra siciliano.

Il regno di Federico II permise anche scambi con cavalli germanici e nordici, anche se in numero scarsamente rilevante per le sorti successive della razza.

Il buco documentario esistente per il periodo che va dal 1864 – anno di istituzione del Deposito Cavalli Stalloni di Catania – al 1925 – in cui vennero fondate la Stazioni Selezionate Cavalline –, dovuto alle distruzioni di materiale bibliografico conseguenti agli eventi bellici, permette comunque di asserire con certezza che a partire dal Novecento e per circa due decenni nessuno stallone di altre razze venne impiegato nella riproduzione del Sanfratellano, che consolidò così le proprie caratteristiche di cavallo autoctono.

Con il solo proposito di apportare correzioni morfologiche alla razza, a partire dal 1925, per circa un decennio, venne favorito l’afflusso di sangue di matrice inglese ed orientale, che non ne modificò sostanzialmente le caratteristiche originarie.

Fra il 1934 e il 1935 sette stalloni selezionati – di cui uno derivato da sangue orientale, due di origine maremmana e quattro inglesi – vennero utilizzati per fissare i caratteri acquisiti.

I prodotti maschi migliori, acquistati dall’Istituto di Incremento Ippico di Catania, furono destinati, fino al 1958, al completamento della formazione dell’attuale Sanfratellano, mentre l’insanguamento con Maremmani permise di apportare ulteriori correzioni.

Dal ’58, su iniziativa dell’allora direttore dell’Istituto di Incremento Ippico catanese, il colonnello Marsala, vennero importati dall’Ungheria cinque stalloni di razza Nonius, con lo scopo di uniformare il colore del mantello.

Corporatura del Cavallo Sanfratellano

Di altezza media al garrese compresa fra i 152 e i 160 cm. e di peso oscillante fra i 500 e i 580 kg., il Sanfratellano ammette come colori del mantello il baio, il baio scuro, il morello e il grigio.

La testa risulta abbastanza pesante, con ganasce marcate, profilo rettilineo o leggermente montonino.

Orecchie – lunghe e ben dirette – e occhi – grandi ed espressivi – esprimono grandissima vivacità.

Il collo appare ben proporzionato, corredato da una criniera estremamente folta, e si innesta perfettamente in spalle ben inclinate e muscolose, solo a volte brevi.

Il garrese si presenta abbastanza pronunciato, la linea dorso-lombare è dritta e in alcuni casi un po’ insellata.

L’attaccatura della coda è alta.

Torace e petto sono ampi, profondi e aperti.

Gli arti godono di un’ottima struttura scheletrica e di una perfetta muscolatura.

Gli avambracci sono ben conformati e di giuste proporzioni, gli stinchi sono molto solidi.

I garretti sono di buon spessore e larghi, con le ginocchia forti e piatte, tendini solidissimi e chiaramente delineati.

I piedi, di corrette proporzioni, si concludono con un’unghia di buonissima consistenza.

Un Cavallo Robusto, Adatto all’Esercito

Per molti secoli protagonista della vita economica dell’isola, il Sanfratellano era utilizzato dalla nobiltà anche con la sella, come evidenziato dalla predilezione per la razza dimostrata dal figlio del Re di Francia Luigi Filippo II, il Conte d’Aumale, proprietario di un feudo nel palermitano.

Le caratteristiche morfologiche e psicologiche del Sanfratellano, la sua grande robustezza, la sua proverbiale resistenza e l’estrema capacità di adattamento gli hanno consentito di essere utilizzato dall’Esercito Italiano per missioni nei Balcani e in Russia.

Il prodotto dell’incrocio di fattrici di razza Sanfratellana con esemplari di asino ragusano – un mulo di esemplari caratteristiche fisiche – è una delle monte più apprezzate dal corpo degli Alpini.

Da sempre ottimo elemento per quanto concerne gli sport equestri da campagna, cavallo ideale per la scuola d’equitazione e per il turismo equestre, negli ultimi anni, grazie all’impegno di un allevatore siciliano, Giacomo Mancuso, il Sanfratellano è riuscito a guadagnare prestigio anche in ambito sportivo, raccogliendo ottimi risultati principalmente nel salto ad ostacoli.

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